La Rocca – n. 134

Rubrica quindicinale tenuta dal presidente Luigi Girlanda sul giornale free press 15giorni distribuito a Gubbio. La Rocca è una fortezza situata in cima al monte Ingino ed è stata per secoli il baluardo di difesa della città dall’assedio dei nemici. Anche oggi bisogna arroccarsi e combattere in difesa della vera fede. La rubrica vuole essere un piccolo contributo in questa battaglia decisiva.


SOSTEGNO D’OGNI CUORE

Entriamo nel mese di maggio, con un’amarezza nel cuore che solo chi è di Gubbio può comprendere fino in fondo. Per il secondo anno consecutivo, infatti, gli eugubini sono privati della possibilità di vivere la più bella festa del mondo. C’è forse un modo, però, per onorare al meglio il Patrono, nonostante questi tempi assurdi e difficili. In effetti, l’amore per sant’Ubaldo si accompagna spesso, tranne tutte le lodevoli eccezioni ovviamente, a una sorta di conoscenza superficiale della sua meravigliosa vita. Soprattutto nei giovani, ma non solo in essi purtroppo, è abbastanza facile riscontrare, accanto al sincero affetto per il Patrono, una inspiegabile “ignoranza” degli episodi più significativi e noti della sua vita. Molti addirittura non sanno nemmeno quando è vissuto sant’Ubaldo. Perché allora non sfruttare questo momento così triste per provare a consolarsi un po’ attraverso la conoscenza della meravigliosa vita del Patrono di Gubbio? Non si può amare davvero chi non si conosce. Proprio nello studio della vita di sant’Ubaldo, ne siamo certi, si può trovare qualche consolazione alla tristezza che alberga nel cuore di tutti in questo maggio senza ceri. Chi se non sant’Ubaldo può sanare le ferite del cuore degli eugubini? Non è proprio lui il “sostegno d’ogni cuore”?


IL RE DI MAGGIO

Anche i più accaniti avversari della monarchia sabauda hanno riconosciuto la grandezza dell’ultimo re d’Italia, Umberto II. Regnò solo per un mese, tanto da passare alla storia come “il re di maggio”. Figura complessa e per certi versi drammatica quella dell’ultimo sovrano di casa Savoia, che per evitare una guerra civile nell’Italia già distrutta dalla guerra, nonostante i risultati tutt’altro che chiari del Referendum del 2 giugno 1946, si consegnò a un esilio a vita in Portogallo. Visse sempre con dignità regale la sua condizione di monarca esiliato e, come testimoniano coloro che gli restarono vicini, ripeteva ossessivamente che “era chiamato a espiare”, sentendo che su di lui gravavano le tremende responsabilità di Casa Savoia per lo sfacelo italiano. Amava il suo Paese e al suo Paese fu sempre vicino, non solo col cuore ma con aiuti concreti ogni volta che poteva. Quando nell’agosto 1982 Giovanni Paolo II si recò a Fatima, in Portogallo, per ringraziare la Madonna di avergli salvato la vita nell’attentato del maggio 1981, volle incontrare re Umberto II, ormai profondamente malato (vedi foto). Il Re donò alla Chiesa la Sindone e chiese al Papa di intercedere presso il governo affinché gli venisse permesso di morire nella sua Italia. Giovanni Paolo II assicurò l’interessamento, ma il governo italiano, vergognosamente, non ne volle sapere. 


LA LUCE DELLE OSTIE

C’è abbastanza luce per chi vuole credere e abbastanza ombra per chi non vuole credere” affermava realisticamente Blaise Pascal, il celebre filosofo e matematico francese del XVII secolo, volendo dire che il Dio cristiano non obbliga alla fede. Eppure ci sono momenti in cui la “luce” di cui si può fare esperienza è così palese che si ha come la sensazione che Dio voglia davvero derogare alla sua regola di lasciare “libere” le creature di credere o non credere. È il caso del miracolo eucaristico delle ostie di Siena (nella foto). C’è solo da riportare il fatto. Il 14 agosto 1730 dei ladri – restati sempre anonimi – rubano nella chiesa di San Francesco a Siena una pisside con 351 ostie consacrate. Lo sgomento una volta scoperto il furto il giorno appresso è tale che, con decisione senza precedenti, la città decide di sospendere perfino il famoso Palio dell’Assunta. Tre giorni dopo le ostie vengono rinvenute in una cassetta per le elemosine in una chiesa vicino a quella di San Francesco. Furono riportate solennemente in chiesa e messe da parte. Col tempo vennero come dimenticate finché dopo cinquant’anni si scoprì che erano rimaste intatte, senza subire nemmeno un ingiallimento. Da quel furto sono passati 291 anni. Le ostie, contro tutte le leggi fisiche, sono ancora fresche, bianche e fragranti. Chiunque può andare a Siena e verificare. 

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