La Rocca – n. 132

Rubrica quindicinale tenuta dal presidente Luigi Girlanda sul giornale free press 15giorni distribuito a Gubbio. La Rocca è una fortezza situata in cima al monte Ingino ed è stata per secoli il baluardo di difesa della città dall’assedio dei nemici. Anche oggi bisogna arroccarsi e combattere in difesa della vera fede. La rubrica vuole essere un piccolo contributo in questa battaglia decisiva.


I GIOVANI AL GOVERNO

Tra le tante idee sbagliate della modernità una delle più folli è quella relativa al ruolo e alla funzione dei giovani nella società. Muovendo dall’odio verso tutto ciò che è cattolico, e in particolare verso la dottrina del “peccato originale”, la modernità crea costantemente delle categorie di persone immacolate, esentate da qualunque macchia e colpa, buone sempre e comunque. Una di queste è senza dubbio quella dei giovani. Nell’immaginario collettivo essi sono ormai sempre sinonimo di qualcosa di buono e giusto. Si vogliono giovani al governo del Paese, nel mondo del lavoro, nella cultura, nell’insegnamento, nella sanità e via invocando. Non a caso una delle parole d’ordine in politica è diventata: rottamazione! Della serie: arriviamo noi buoni con idee vincenti e vi mandiamo tutti a casa. Anche il mondo cattolico ha finito per rimanere ingannato da questa prospettiva priva di senso. Basta andare in parrocchia e sentire il cattolico medio, quello magari da messa quotidiana, dire che un tal politico gli piace “perché è giovane”. Si dimentica che, nella Bibbia, Dio considera una vera e propria punizione per il suo popolo ribelle essere governato dai giovani. Attraverso il profeta Isaia, Dio infatti sentenzia: “metterò dei ragazzi come loro capi” (Is 3, 4). Una punizione divina, quindi, non certo una rottamazione!  


SAN GIROLAMO CENSURATO

Il cattolico medio, cresciuto a pane e Concilio Vaticano II, potrebbe rimanere ulteriormente sconvolto se solo andasse a indagare sul seguito delle parole del profeta Isaia di cui ci stiamo occupando. In effetti, nella Bibbia di Gerusalemme (quella che quasi tutti i cattolici hanno in casa), al versetto 4 del capitolo 3 del libro di Isaia, dopo aver sentenziato circa il “governo dei giovani”, il profeta prosegue con queste parole: “dei monelli li domineranno”. Ma che significa quel “monelli”? Indagando, si scopre che è una traduzione dalla Bibbia detta “neovulgata” (la versione latina cioè che dal Concilio Vaticano II è stata adottata come ufficiale dalla Chiesa). Si chiama “neovulgata” perché è una revisione della “vulgata”, cioè della traduzione dall’ebraico al latino che il grande san Girolamo fece verso la fine del IV secolo. La sorpresa è che san Girolamo non parla affatto, traducendo direttamente dagli originali ebraici, di “monelli”. Parla invece di “effeminati”. Ecco il testo: “et dabo pueros principes eorum, et effeminati dominabuntur eis” (Is 3, 4). I dotti biblisti del post concilio, più prudenti dell’Onnipotente, hanno pensato bene di correggere san Girolamo mettendo “infantes” al posto di “effeminati”. Così oggi nelle nostre bibbie abbiamo dei “monelli”, anche se la punizione di Dio consiste decisamente in altro.  


IL POPOLO CONCRETO

Per le ideologie della modernità, di destra come di sinistra, il “popolo” non è altro che un’idea. C’è qui una delle differenze più marcate con la sana e realistica prospettiva cattolica, che al contrario delle ideologie rifugge le astrazioni e si rapporta con la vera realtà delle cose. L’ideologo, cioè, idealizza la nozione di popolo, ma è poi sempre pronto a schifarlo o condannarlo quando non si comporta secondo lo schema mentale elaborato a tavolino. Il cattolico, al contrario, sa che il peccato originale accomuna tutti gli esseri umani, per cui rifugge da qualunque idealizzazione e sa bene che “il popolo” è composto da singole persone che hanno una natura corrotta e decaduta. Non è un caso che Gesù abbia esortato ad amare non un astratto e generico “prossimo”, ma le persone concrete che incontriamo ogni giorno: ama il prossimo “tuo”. Il borghese, il comunista o il massone amano “il popolo” ma schifano di fatto la gente concreta. Il cattolico ricorda al “popolo” la sua miseria, ma poi prova ad amare le persone concrete che di quella miseria portano il peso. Non si fa illusioni, per esempio, sul “popolo degli stadi”. Sa che la gente concreta bestemmia, insulta, fa risse. Questo popolo concreto va aiutato e amato. Non solo condannato perché non si adegua allo schema mentale comunista o liberal massonico.

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